Joel Meyerowitz: A Question of color (Thames&Hudson)

Uno degli argomenti che volevo scrivere sul blog è sul colore ed aggiornare un articolo che parlava delle ragioni per cui scatto in bianco e nero.

Ma mi ha anticipato questo libro di Joel Meyerowitz, ” A Question of color”, aggiornerò comunque il mio articolo sulla base delle mie considerazioni ma vi consiglio questo manufatto, per varie ragioni.

Struttura e forma

Formato 6,86×8,63, copertina semi-rigida color grigio/verde con scritte multicolore. Fotografie sia a colori che bianco e nero, in vari formati.

Rilegatura mix a filo e a caldo, buona la carta e la grammatura nel complesso sono 224 pagine.

Contenuto

La transizione della fotografia artistica dal bianco e nero al colore, una volta considerato un territorio più adatto alla fotografia pubblicitaria, è un affascinante viaggio attraverso i paradigmi dell’arte e della percezione umana.

Joel Meyerowitz, con la sua audace visione, ha sfidato il dogma consolidato che vedeva il bianco e nero come l’unica modalità accettabile per i fotografi seri. La sua domanda provocatoria – “Ma perché, quando il mondo è a colori?” – oltre a essere una semplice osservazione tecnica, apre un varco verso una riflessione più ampia sulla nostra connessione con la realtà. I testi sono scritti da Joel Meyerowitz e Robert Shore, non mancano le domande di introspezione ma anche sui fotografi che hanno permesso a Meyerowitz di fare delle scelte importanti colore come Garry Winogrand e Tony Ray Jones

La scelta del colore nella fotografia artistica non è solo un cambiamento tecnico, ma una ribellione contro la limitata concezione dell’estetica fotografica. Meyerowitz ha abbracciato la ricchezza cromatica del mondo, trovando nella palette infinita dei colori un riflesso più fedele della complessità della vita stessa.

L’evoluzione da una prospettiva in bianco e nero a una più caleidoscopica riflette la nostra percezione della realtà. Il colore non è solo una caratteristica estetica, ma un mezzo per catturare l’essenza delle emozioni, dei contesti e delle storie che animano il tessuto sociale. È un invito a guardare oltre le superfici, a esplorare la profondità emotiva e concettuale che il colore può trasmettere.

Nell’atto di abbracciare il colore, Meyerowitz ha rifiutato la dicotomia tra serietà artistica e l’uso del colore, enfatizzando l’importanza di adottare una prospettiva più ampia e inclusiva nella creatività. La sua ricerca incessante della verità cromatica è una testimonianza della sua filosofia artistica, che celebra la complessità del mondo attraverso la luce e il colore.

Conclusioni

Senza dubbio, un libro che va a completare un discorso che in tanti libri ha sempre menzionato ma che va ad arricchire un concetto importante.

Buona Luce

Emanuele

Franco Fontana fotografia creativa

Per chi non conosce il maestro Franco Fontana è un virtuoso del colore che ha cominciato a fotografare nel 1961.

Esplora la fotografia a 360 gradi cimentandosi in qualsiasi genere e nel 1965 dopo le sue prime esposizione riceve dei feedblack positivi che lo portano ad essere uno dei fotografi italiani più riconosciuti a livello mondiale.

Foto dal sito ilfriuli.it/

Struttura e forma

Il libro in formato tascabile 16.2 x 1.1 x 23.2 cm vanta ben 172 pagine con tanto di foto. La copertina che ritroviamo anche all’apertura del libro è una delle foto più conosciute del fotografo.

All’inizio del libro I titoli introducono piccoli paragrafi per poi passare a paragrafi con più pagine con tanto di foto.

Il libro viene presentato come corso con esercizi.

Contenuto

Franco Fontana parla della sua esperienza come fotografo amatoriale che solo in un secondo momento è approdato a quella professionale. Inizia con un bellissimo titolo “Lo zen e la fotografi” dove racconta aneddoti zen relazionati alla fotografia.

Da pagina 41 parla della fortuna e del caso, devo dire che l’argomento è introdotto molto bene conoscendo la filosofia del fotografo e la capacità di non perdersi in tecnicismi. Per poi cominciare a parlare dello spazio e dei colori senza tralasciare la Luce.

A quasi metà libro troviamo un pre esercizi molto interessante “Tornare principiante” che ho apprezzato molto per poi parlare degli esercizi illustrati cole le foto dai suoi allievi.

Uno degli esercizi più conosciuti è il primo l’esercizio del Rosso, ma personalmente ho apprezzato l’esercizio del rifiuto e della creatività.

Alla fine del libro troviamo una bio con pubblicazioni e mostre.

La mia opinione

Un libro adatto a qualsiasi fotografo io consiglio l’acquisto ai fotografi amatoriali che hanno appena finito il corso di fotografia base, perché non parla come ho già detto di tecnicismi e neanche di tecnica ma di un sano rapporto con la fotografia.

Fotografo il colore perché fortunatamente vedo a colori: ritengo il colore più difficile del bianco e nero, che è già un’invenzione perché la realtà non è mai accettata per quello che è a livello creativo e conseguentemente va reinventata. Il mio colore non è un’aggiunta cromatica al bianco e nero ma diventa un modo diverso di vedere, essendomi liberato da quelle esigenze spettacolari che hanno caratterizzato la fotografia a colori, accettando il colore come un traguardo inevitabile nella evoluzione della fotografia

Franco Fontana

Il libro parla a tutti gli effetti di libertà e come la fotografia ha dato all’autore un grado libertà maggiore rompendo le tecniche convenzionali.

Mi trovo d’accordo e disaccordo su tante cose con il maestro Franco Fontana pur rimanendo uno dei miei fotografi italiani preferiti.

Conclusione

Non perdetevi questo libro in fortmato Kindle su amazon e se come ho già detto avete appena concluso il corso base di fotografia questo libro fa al caso vostro.

Buona Luce

Joel Meyerowitz, come faccio fotografia

Joel Meyerowitz è uno dei miei fotografi preferiti, quando vedo le sue fotografie sento una connessione straordinaria.

Un grande fotografo e comunicatore e un grande sostenitore del colore.

l’articolo contiene link per l’acquisto di prodotti. In qualità di Affiliato Amazon io ricevo un guadagno dagli acquisti idonei.

Struttura e forma

Si tratta di un libro di piccolo formato (14×20) e ha quasi 130 pagine e ben impaginato. Con una Struttura semplice i titoli del capitolo lasciano già spunto del contenuto.

Il testo è accompagnato da foto e in alcuni capitoli troviamo più foto in una pagina.

Contenuto

Se è da tempo che fotografi sicuramente tanti concetti ti ritorneranno ma è anche importante capire il linguaggio dell’autore.

Troverai concetti che non riportano estremismi ma una libertà innata, cosa che mi ha colpito. Dal testo ti fa capire che non devi prendere il suo libro come una ricetta di cucina ma fare tuoi dei concetti, e di espandere la tua visione della fotografia.

Venti concetti che parlano di connessioni con l’ambiente, luce e soggetto devo dirvi che dopo aver letto questo libro la mia fame di fotografia è aumentata.

In conclusione

Un bel lavoro come il resto dei libri di Meyerowitz, ti motiva ti fa capire che anche tu hai una voce in fotografia ma anche un valore.

Un libro che ha superato le mie aspettative a un prezzo sostenuto.

Trent Parke: Minutes to Midnight

Trent Parke è un fotografo Australiano che da pochi anni fa parte della famosa agenzia Magnum.

In una sua vecchia intervista spiega che ha paura dell’aereo e che la sua fotografia si concentra sulla sua terra che ama profondamente.

E’ sposato con una bravissima fotografa che si chiama Narelle Autio con cui condivide la sua fotografia.

Trent ama la grana e la fotografia a pellicola sia a colori che in bianco e nero.

Minutes to Midnight è uno dei suoi ultimi lavori in bianco e nero perché in seguito ha abbandonato la monocromia.

Non solo ama la fotografia a pellicola ma anche quella a medio formato più lenta.

Senza dubbio lavori enigmatici di questo autore mi hanno portato a studiare la sua fotografia e per me fa parte della mia top 10 riguardante i fotografi della sua generazione.

Struttura e forma

Il libro è stato distribuito da Steidl una casa editrice tedesca, è inquadernato da una sottile tela grigia e la rilegatura è a filo.

Non ha una copertina in carta ma presenta dei rilievi che richiamano una foto che si trova all’interno del lavoro.

96 pagine formato 29×25 cm e al tatto ogni pagina ha una grammatura diversa oltre alla filigrana che cambia da pagina a pagina.

E le foto sono collocate in diverse posizioni mantenendo comunque una struttura fissa.

Già queste caratteristiche mi fanno pensare a un libro che non è solo un investigazione ma anche un esperienza.

Contenuto

C’è un breve testo all’inizio dopo di che c’è un susseguirsi di foto con numerose connessioni.

Trent Parke insieme a sua moglie viaggiano con un automobile in tutta l’Australia, senza una metà con lo scopo d’investigare.

Trent non perdeva tempo ad ogni sosta e in Motel sviluppava le pellicole.

Le foto tutte in bianco e nero hanno delle strutture a tratti documentari ma la cosa importante è che la visione personale di Trent ha dato un identità diversa del posto.

Ci sono foto più ambientate ed altre con più scene oltre a concentrarsi su particolari macabri.

C’è un evoluzione nella narrazione, attraverso il racconto delle grandi città per poi passare dall’estrema povertà alla ricchezza. Si spinge a tratti a indagare verità scomode.

In tutte le foto si denota come lui sia a caccia di luce il più delle volte alta e per questo è stato molto criticato per l’esposizione non tanto corretta oltre che per il mosso.

Penso che sia un altro aspetto dell’autore che mi ha affascinato.

A un certo punto inizia una parte oscura del lavoro che ha come protagonista la Morte.

Questo aspetto mi ricorda The Americans di Robert Frank non a caso entrami i lavori raccontano un viaggio.

La morte che è stata protagonista nel viaggio viene a un certo punto messa da parte per la vita, attraverso un evento traumatico come la nascita.

Non a caso come ho già detto nell’introduzione Parke dopo questo lavoro ha deciso di fotografare a colori.

Conclusione

Questo lavoro denota come il progetto fotografico personale può avere un grande impatto sia per il fotografo che per il fruitore del lavoro.

Ogni volta che rivedo questo lavoro noto chiavi diverse di lettura oltre all’interpretazione che da parte mia sfocia nel personale.

Purtroppo questo Libro non è più in commercio e si trova solo usato ma potete vedere l’intero lavoro su You-tube.

In caso lo trovate in libreria vi consiglio di non farvelo scappare.

Buona Luce

Matt Stuart : pensa come un fotografo di strada

Matt Stuart è un fotografo inglese che ho sempre ammirato per la sua costanza e assiduità nel dedicarsi alla fotografia di strada.

È amato da un’ampia fetta della community di street photographers perché dai suoi lavori emerge lo studio dei grandi autori e il rispetto nei confronti della loro filosofia. Per questo vi presento il suo libro “Pensa come un fotografo di strada” in cui ha riportato la sua voce in fotografia.

Struttura e forma

Il libro si compone di centoventotto (128) pagine in formato A3 con copertina flessibile e rilegatura mix filo e a caldo molto maneggevole ideale per essere trasportato.

La struttura è molto semplice: ogni un capitolo è caratterizzato da un colore specifico, un titolo con sottotitolo, un’introduzione e una foto d’esempio sulla sinistra.

Le foto d’esempio, accanto al titolo e al termine di ogni capitolo, sono orizzontali o verticali, alcune a tutta pagina.

Contenuto

Questo libro non si pone come un manuale, né come un corso, ma come un riassunto della filosofia di scatto dell’autore.

I concetti sono spiegati benissimo. Il testo risulta molto fluido nella lettura e la struttura ben definita permette di ritrovare e rileggere con facilità alcuni concetti.

Di questo piccolo volume amo i capitoli: “Le tre p”, “Etica” e “Fallo semplice”.

Conclusione

Un libro che ti aiuta a trattenere dei concetti base senza tanto sforzo da rileggere come sto facendo io adesso.

Inoltre questo libro è uscito subito dopo come faccio fotografia di Joel Meyerowitz e leggerli insieme è una combo eccezionale.

Buona Luce

Emanuele

Libro per ragazzi Guarda! di Joel Meyerowitz

Questa mattina mentre facevo colazione nella libreria ho visto Guarda, un libro per ragazzi dedicato alla fotografia di Joel Meyerowitz.

Per chi segue il mio blog ho già parlato molte volte di Joel Meyorowitz una grande icona della streetphotography che ha scritto un bellissimo libro “come faccio fotografia” per gli amanti della fotografia di strada.

Questo grande Fotografo è un curatore di diversi libri oltre ad averne prodotti per la propria fotografia . Un grande comunicatore che spinge le nuove generazioni a una fotografia più consapevole, questo libro parla ai ragazzi ma di sicuro c’è qualcosa che può cambiare la nostra percezione non a caso si chiama Guarda!

Il libro fotografato nel mio vicoletto preferito vicino casa

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Struttura e forma

La sorpresa di questo libro è la copertina che richiama la forma di un occhio e nelle pagine a seguire troviamo la cornea, iris e la pupilla. Mi ha divertito questo particolare inoltre la copertina è gialla cartonato. Guarda ha più di 70 pagine, il formato sembra più grande di un A4 ed ogni argomento è composto da una pagina di scritto variabile per grandezza e nella pagina a fianco una fotografia.

Ci sono argomenti che vanno letti composti altri invece al contrario, questo per accompagnare bene il testo alla foto presa come esempio Inoltre le fotografie sono stampate bene nonostante la carta del libro.

Quel che noterai rifletterà ciò che il mondo racconta a te e solo a te. dal libro Guarda di Joel Meyerowitz

Contenuto

L’autore prende come esempio le fotografie di grandi fotografi come : William EgglestonMary Ellen MarkHelen LevittWalker EvansHenri Cartier-BressonMartin ParrBruce Davidso, Garry Winogrand, Lee Fredlander ect.

Joel scompone 30 fotografie lasciando da parte la tecnica e ci invita a studiare invece dei concetti che apparentemente sono semplici ma non lo sono affatto senza però lasciare spazio al concetto che prima di tutto bisogna divertirsi.

Personalmente mi piace come questo libro affronta tutti gli argomenti in particolare il tempismo è tutto, Luce e felicità, il fregio e vedi una storia?.

Conclusione

Come sempre i libri di Joel Meyerowitz sono pieni di contenuti e questo libro è la prova della sua capacità di comunicazione perché è dedicato ai ragazzi.

Potrebbe essere considerato un manuale anche se secondo me sarebbe limitante io considero questo libro una guida ed è una guida che può arricchire la nostra libreria fotografica.

Devo dire che la combinazione colazione e Guarda! non è affatto male, buona luce

Emanuele

Libro: Lezione di fotografia di Stephen Shore

Il libro che vi presento oggi è uno dei libri che sfoglio almeno una volta l’anno, non è proprio tascabile ma in alcune occasioni l’ho portato con me in treno.

Stephen Shore presenta questo libro come lezioni di fotografia, e lo fa prendendo come esempio le fotografie di grandi fotografi e fotografi anonimi. Questo libro nasce dal corso che ha tenuto al Bard College di Annandale-on-Hudson, nello stato di New York dove lui è anche direttore del programma di fotografia.

Struttura e forma

136 pagine, 24×21 cm abbastanza tascabile se si ha uno zaino o una borsa da viaggio, copertina semi rigida e impaginazione molto rustica con un testo introduttivo a destra e una foto con il titolo e l’autore a sinistra.

I testi sembrano delle note e parlano delle fotografie di grandi fotografi come Walker Evans,Robert Frank, Garry Winogrand, William Eggleston, Lee Friedlander, e fotografie anonime senza autore ne un titolo.

I capitoli vengono riportati anche in basso vicino al numero della pagina e sono : La natura delle fotografie, il piano materiale, il piano descrittivo, il piano mentale, la costruzione di modelli mentali.

Contenuto

Stephen Shore ci spiega come funziona la fotografia e lo fa analizzando delle fotografie, parla dell’ordine, l’inquadratura e delle spazio e mi ha fatto riflettere sul fatto che non è poi un caso se abbiamo a che fare con l’esposizione, il diaframma e il tempo.

Comincia questa lezione con una fotografia di Robert Frank, e sul fatto che la nostra fotografia non è che una porzione della nostra visione e che Robert sicuramente avrà trovato uno spettacolo diverso prima dello scatto. L’intero libro ha continui richiami a foto analizzate precedentemente, analizza e cerca di farci comprendere la complessità dell’immagine e ritorna su alcuni argomenti come l’inquadratura e la percezione.

Quello che dobbiamo fare è interpretare, studiare le fotografie che ci propone e riflettere su ogni cosa che scrive, cita L’occhio del fotografo di John Szarkowski infatti tanti concetti vengono semplificati e smembrati.

Conclusione

Stephen Shore ci ha donato il suo punto di vista o meglio quello che per lui è importante in fotografia, non ho parlato molto di questo libro perché dovete sbatterci la testa e rileggerlo più volte, parla di argomenti che chiunque ha un macchina fotografica deve per lo meno domandarsi o avere un opinione.

È nn libro che non va sottovalutato e va studiato attentamente anche se per chi non ha una cultura fotografica è un pò difficile da interpretare.

Buona Luce

Emanuele

“I maestri della Luce: conversazioni con i più grandi direttori della fotografia” | non solo fotografia

Oggi vi parlo di un libro che tutti i fotografi e appassionati di cinema devono avere nella loro libreria sto parlando del famoso testo: I maestri della Luce.

Questo libro è stato tradotto da Silvia Barsotti nel 2019, ed è un libro molto amato e criticato.

Struttura e forma

596 pagine compreso il glossario, formato 19 x 4 x 14 cm e con una copertina morbida pieghevole verso l’interno. Le pagine sono giallastre e ruvide da buon classicone, ogni capitolo ha il titolo con il nome del direttore della fotografia e in alcuni casi una frase iniziale, all’interno di ogni capitolo troviamo anche una lista di film con delle note.

Non c’è una fotografia, ma solo una sbarretta sopra ogni nome dell’intervistato.

Conosciamo Gli autori

Dennis Schaefer è un critico cinematografico, storico del cinema, scrittore e professore americano. Schaefer ha una vasta esperienza nell’insegnamento del cinema e della produzione cinematografica, avendo insegnato in diverse università negli Stati Uniti.

Larry Salvato invece è un autore e sceneggiatore americano, noto soprattutto per il suo lavoro nel campo del cinema e della televisione ha anche lavorato come scrittore per il cinema e la televisione ed ha scritto per diverse serie televisive.

Contenuto

Il testo in questione contiene interviste con alcuni dei più grandi direttori della fotografia della storia del cinema, tra cui Conrad Hall, Sven Nykvist, Gordon Willis, Vittorio Storaro, e tanti altri. Ogni intervista si concentra sulla vita del regista e delle sue influenze non tralasciando la carriera e anche tante situazioni che succedevano nei set per non parlare delle tecniche artistiche.

Grazie a queste conversazioni si parla di capolavori cinematografici, e come hanno collaborato con registi come Francis Ford Coppola, Woody Allen e Martin Scorsese, e come hanno utilizzato la luce, il colore e il movimento della macchina da presa per creare immagini indimenticabili sul grande schermo.

Una cosa che rende questo libro così speciale è che non si limita a parlare della tecnica fotografica, ma esplora anche le sfide personali e artistiche che i registi devono affrontare durante il processo creativo. Le conversazioni con i direttori della fotografia ci permettono di vedere il cinema attraverso i loro occhi e di capire come la loro visione artistica ha plasmato alcuni dei più grandi film della storia.

Conclusioni

Questo testo è una bibbia, e lo consiglia a tutti gli appassionati di fotografia e cinema è impegnativo ma lascia un impronta indelebile.

Buona Luce

Emanuele

Insegnare fotografia, note raccolte | libro di Philip Perkis

Qualche mese fa la casa editrice Skynnerbox ha pubblicato la seconda edizione del libro “insegnare fotografia, note raccolte” che racchiude le note di Philip Perkis, autore e docente di fotografia.

Perkis ha scritto questo piccolo libro che tratta tutti i temi della fotografia, mi feci scappare la prima edizione ma questa volta ho subito comprato la seconda edizione.

Philip Perkis

Struttura e forma

Il formato è un A4, ha una copertina morbida color azzurro ed ha ben 80 pagine, la grafica è molto minimal, i caratteri sono leggibilissimi e sembra di avere tra le mani una dispensa scolastica.

La rillegatura è a caldo e ben fatta, alcune pagine come quelle degli esercizi hanno delle pagine grigie, a volte troviamo delle fotografie vicino al capitolo che sta per iniziare a volte invece il capitolo inizia con un aforisma.

Non posso dire che sia un libro di alta qualità anzi, la mia copia si è rovinata subito ed è bastato poco per scalfire la copertina e fare qualche orecchietta mettendo il testo dentro allo zaino.

Ma non mi lamento perché il prezzo del testo è talmente basso che sembra fatto a posta per essere scarabocchiato o per scrivere delle note.

Ci sono degli errori di traduzione e devo dirvi che non mi dispiacciono per niente.

Contenuto

E’ un libro particolare perché non ha la pretesa di essere un corso e neanche di dirci la verità sulla fotografia anzi, parla della filosofia di Perkis dandoci qualche consiglio, proponendoci esercizi pratici e anche tecnici, rispecchiando al meglio il titolo del testo cioè sono delle note e niente di più.

A tratti sembra interpretativo a volte invece ci da delle risposte alle stesse domande che lui ci da come esercizio, mentre leggevo alcuni testi mi facevo la mia idea, vi dirò credevo di leggere tutto il testo in una settimana ma sono tornato su alcuni argomenti.

L’essere-oggetto di ciò che si vede. Nessun salto veloce a metafore o simboli. Nessun “contesto culturale”. Troppo presto. Ci sarà tutto il tempo dopo.

Il testo ha ben 8 esercizi, dopo alcuni capitoli poi ci sono degli articoli che parlano di esperienze personali oppure l’incontro con Anselm Adams, pareri sulla stampa oppure consigli sullo sviluppo della pellicola o addirittura la critica fotografica e la rivoluzione digitale.

La rivoluzione digitale uno dei capitoli che ha anche due piccole vignette fatte a mano

Ho trovato interessante il capitolo dove parla di Héctor Garcia e l’ho trovato inquietante e interessante, e su alcuni concetti non sono proprio d’accordo altri invece sembrano usciti dalla mia testa.

Conclusione

Un testo niente male, ti fa riflettere ti da dei consigli pratici e non e ti spiega tanti suoi concetti che in parte condivido e quindi non posso che consigliarvi questo testo. Io lo consiglio in aggiunta al libro di Stephen Shore, lezioni di fotografia e devo dirvi che non sfigura per niente anzi, se siete in viaggio questo è un testo che potete leggere in poco tempo.

Non spoilero altri su questo libro perché voglio che vi fate un idea e che lo comprate e leggete.

Buona Luce

Emanuele

Modern Instances: The Craft of Photography’ | libro di Stephen Shore

E’ da un bel pò di tempo che volevo parlarvi di Modern Instances scritto da Stephen Shore ed edito da MACK, ed ho voluto far sedimentare le mie considerazioni su questo libro, anche perché ero così contento di poter leggere qualcosa di nuovo su Shore dopo tanti anni dalla pubblicazione di “lezioni di fotografia”.

Sapete che con l’inglese non sono una cima e invece non ci ho messo molto a finirlo, ho approfittato delle mattinate in spiaggia, e del caldo che mi ha permesso di scegliere delle zone della mia cittadina areate per leggere questo capolavoro.

È una biografia? Una raccolta? non so spiegarvi di preciso ma è affascinante il modo in cui Shore comunica, cioè si nota il suo flusso di pensiero nell’intero manoscritto e devo assolutamente parlarvene senza spoilerare niente, perché per me è un libro che bisogna leggere assolutamente.

Struttura

Il libro ha un formato abbastanza tascabile in A5 anche se sembra più grande, ha una copertina rigida, color verde acqua, in tessuto e le prime pagine e ultime sono rosse.

La carta è spessa ed è simile alle pagine di un romanzo, troviamo sia pagine solo testuali e altre con fotografie. Ci sono anche interi capitoli scritti in una sola pagina.

222 pagine compresa la didascalia delle foto, l’impaginazione fa pensare a uno scritto molto fitto ma il carattere è leggibilissimo.

Contenuto

Anche se il mio inglese è pessimo ho impiegato due mesi, leggendo qualche capitolo la sera prima di dormire e alla fine sono state due mattinate al mare che mi hanno permesso di concludere l’intero manoscritto.

Sul contenuto c’è tanto da dire, troviamo incontri che Shore ha fatto nel corso della sua carriera, aneddoti e storie anche molto personali con al centro sempre la fotografia. Le considerazioni che fa Shore sono sorprendenti, mi hanno tolto in tante occasioni il fiato perché il manoscritto parla della sua vita privata e di come la fotografia si relaziona con la sua vita e la sua visione come artista oltre con l’intero mondo dell’arte.

I capitoli che rileggerei

Sono veramente tanti i capitoli e i pezzi di questo manoscritto che rileggerei, tanto che non voglio tenerlo in libreria ma nell’angolo dove ho i libri da rileggere.

Al primo posto c’è “dead cowboy”, un capitolo di una pagina scarsa poi c’è “a convesation with Geirge Miles” e “encounters” in effetti in questo libro Shore ci fa capire quanto sia importante condividere il più possibile e incontrare fotografie e Artisti.

Parla molto di Andy Warhol negli ultimi capitoli e cita e pubblica anche le foto di Wolker Evans, Robert Frank, Lee Friedlander ed Eggleston.

In questo libro troviamo anche riferimenti storici e considerazioni di alcune opere pittoriche e tante curiosità che lo hanno spinto alla fine ad avere delle considerazioni importanti.

Conclusione

I capitoli scritti da Shore sono riletti e corretti da Ginger, la moglie. George Miles ha spinto tramite le conversazioni che hanno avuto per e-mail, Shore a scrivere questo manoscritto.

Vi consiglio di ordinare questo libro, un grazie a Stephen Shore per aver condiviso così tanto della sua fotografia.

Buona Luce

Emanuele